Implorai e venne in me lo spirito di Sapienza

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«Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto» (Sap 7,7-11)

«Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.» (Eb 4,12-13)

«Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” … “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.» (Mc 10,17-30)

Il “Tale” della pericope evangelica di questa domenica pur “possedendo molti beni”, pur avendo apparentemente tutto quello che si potrebbe desiderare, non è un uomo felice, realizzato; sente che gli manca qualcosa: cerca la “Vita eterna”, quella Vita Piena che non avrà mai fine e che sa di dovere attendere come un dono (parla di “ereditare”). Questo “tale” incarna le attese di ogni uomo la cui speranza ha bisogno di orizzonti ampi e non può ridursi al solo orizzonte materiale.

Quelle stesse attese che ispirarono l’autore sapienziale a implorare il dono della Sapienza (I lettura): una guida sicura nella vita che ci dia le giuste coordinate per Vivere veramente.

Al popolo di Israele questa sapienza viene donata sotto forma della Legge, le Dieci Parole destinate a guidare il comportamento del popolo eletto e a custodire l’Alleanza con Dio. È a questa sapienza che Gesù inizialmente rimanda il suo interlocutore. Il “Tale”, però, non è soddisfatto: sa di avere dinanzi il “Maestro Buono” capace di indicargli la via migliore. È a questo punto che Gesù lo invita alla sequela, a “perdere” la vita abbandonando ogni sicurezza precedente, per vivere la Vita lasciandosi guidare dalla Luce della Fede, dalla fiducia nel Maestro Buono.

Sappiamo qual è il triste esito di quest’incontro, ma siamo invitati oggi a non fare la stessa scelta. Anche noi, uomini e donne del 2012, che ne siamo consapevoli o meno, come il tale del Vangelo, abbiamo bisogno di sperare e di allargare i nostri orizzonti di speranza: anche noi aneliamo alla Vita Eterna. Può capitare che tentiamo di “sconfiggere la morte” allontanandone il pensiero e cercando di ingannare il passare del tempo con infiniti “trattamenti di giovinezza”. Troppo spesso soffochiamo il bisogno di Vita accumulando beni che, in fin dei conti, non sono capaci di soddisfare le nostre attese (tanto che non ci bastano mai).

Con l’indizione dell’Anno della Fede, apertosi giovedì scorso, il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto richiamarci proprio alla riscoperta di questa sapienza che viene dall’Alto, di quella Luce della Fede che ci stata consegnata il giorno del nostro battesimo e che siamo chiamati a custodire per illuminare con essa le nostre scelte nella vita.

Anche a noi il Maestro chiede di abbandonare le nostre fallaci sicurezze per metterci alla Sua sequela, per divenire Suoi discepoli lasciandoci guidare la Lui. Se sceglieremo di rispondere alla Sua chiamata, sperimenteremo anche noi quel centuplo che il Maestro promette, insieme all’incomprensione da parte del mondo, a coloro che lo seguono.

Fra Marco

Implorai e venne in me lo spirito di Sapienzaultima modifica: 2012-10-14T08:02:00+00:00da padreframarco
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