Basta la parola?

 

mafia, Puglisi, parole, fatti«Tanti parroci parlano dal pulpito con parole di fuoco, ma poi – svestiti i paramanti liturgici – non compiono nessun passo successivo

Queste parole di F. Palazzo (in Palazzo-Cavadi-Cascio, Beato fra i mafiosi, p. 36) mi hanno fatto riflettere e mi sono tornate in mente quando ho letto le successive (sempre nella stessa opera) di A. Cavadi (p.89-90). Per questo, quasi come un invito alla lettura, scelgo di condividerle:

«La vicenda di Puglisi può indicarci una preziosa direzione di marcia. Egli ha rinunziato a dirsi, a  presentarsi, a proclamarsi prete anti-mafia in maniera ufficiale, pubblica, programmatica (come a mio avviso non avrebbe senso un professore anti-mafia e forse neppure un magistrato anti-mafia, specie se opera come giudice e non come inquirente); ma non per questo è stato astrattamente neutrale, fintamente equidistante. Ha fatto il prete-prete; ha fatto il prete-cristiano; ha fatto il prete-cittadino leale di uno Stato repubblicano.

Chi si alimenta alla fonte del vangelo (e più in generale del meglio che produce la ricerca spirituale, intellettuale, scientifica dell’umanità: ricordiamo la biblioteca zeppa di volumi del parroco “povero”) e chi si alimenta alla fonte della costituzione italiana (e più in generale della legalità democratica e di tutto ciò che attesta e accresce senso civico) non ha bisogno di etichette estrinseche: egli è, o diventa, aggettivamente anti-fascista, oggettivamente anti-razzista, oggettivamente anti – clientelare. È, o diventa, oggettivamente anti-mafioso.

Se nella mia famiglia come genitore, nella mia scuola come insegnante, nel mio sindacato come dirigente, nella mia parrocchia come presbitero… pratico, testimonio, valorizzo, addito, comunico per contagio determinati princìpi positivi, non ho bisogno di insistere – talora con effetti controproducenti – su princìpi negativi. Se vivo e faccio vivere il senso critico, delegittimo l’obbedienza cieca del picciotto mafioso nei confronti del suo boss; se sensibilizzo ai gravi problemi dell’umanità, libero dalla tentazione di ogni “familismo amorale” e di ogni sciovinismo campanilistico; se considero, in teoria e nella prassi quotidiana, la dignità delle donne, contribuisco a sradicare il maschilismo paternalistico; se mostro di apprezzare l’ethos del lavoro, contesto di fatto ogni esaltazione dello sfruttamento parassitario (attraverso la richiesta di “pizzo”); se educo al senso critico, diseduco a ogni dogmatismo conformistico… »

Basta la parola?ultima modifica: 2013-08-13T17:32:10+00:00da padreframarco
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