«Imparate da me che sono mite e umile di cuore»

Pio, umiltà«Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29) Oggi, festa di S. Giuseppe da Copertino, Gesù ci esorta ad andare a Lui e ad imitarlo in una virtù fondamentale: l’umiltà senza la quale non può esistere la vera Carità, il vero amore di Dio e del prossimo, cui ci esortava la prima lettura e che è compimento perfetto della Legge.

L’umiltà, ci fa notare S. Bernardo, «è fondamento e custode delle virtù». Senza umiltà, infatti, non vi può essere alcun’altra virtù in un’anima. Il mondo cerca l’apparenza, i gesti eclatanti; Dio, al contrario ama e sceglie per sé la via dell’umiltà. Anche Padre Pio, come S. Giuseppe da Copertino, discepolo di Cristo sulle orme di Francesco, ama e vive l’umiltà.

Il primo tratto distinitivo dell’umiltà di cuore, è avere una giusta conoscenza di sé e saper apprezzare gli altri. Il superbo, al contrario, non ha una giusta conoscenza di sé e non è capace di stimare gli altri: o si stima superiore agli altri, o non riconosce ciò che il Signore ha operato nella sua vita perché pretende di essere più grande di quello che è. È questa giusta conoscenza di sé che Padre Pio raccomanda ai suoi figli spirituali:

«Non ti meraviglierai affatto delle tue debolezze ed imperfezioni ma riconoscendoti per quello che tu sei, ti arrossirai della tua incostanza ed infedeltà a Dio, ed in Lui proponendo e confidando, ti abbandonerai tranquillamente sulle braccia del celeste Padre come un tenero bambino su quelle materne» (Epist. IV, 257)

Ed ancora: «Tenetevi sempre sull’ultimo luogo tra gli amanti del Signore, stimando tutti migliori di voi; rivestitevi di umiltà verso gli altri, poiché Dio resiste ai superbi e da la grazia agli umili.» (Epist. III, 50)

Questa conoscenza di sé e delle proprie debolezze, però non è compiacenza o rassegnazione, ma pazienza con i propri limiti nel continuo impegno, con l’aiuto di Dio, per migliorarsi. È ancora a questo che Padre Pio ci esorta: «Conviene sopportare pazientemente la nostra imperfezione per potere arrivare alla perfezione; dico sopportarla con pazienza e non già di amarla e accarezzarla; l’umiltà si nutre in questa sofferenza.» (Epist. IV, 365)

L’umile, inoltre, rifiuta le lodi per sé e le riferisce tutte a Dio. Così raccomanda Padre Pio: «Quanto più le grazie ed i favori di Gesù crescono nell’anima vostra, tanto maggiormente dovete umiliarvi, tenendo sempre voi l’umiltà della nostra celeste Madre, la quale nell’istante che diviene Madre di Dio, si dichiara serva ed ancella del medesimo Iddio». (Epist. III, 50)

Ed ancora: «Non ti compiacerai mai di te stesso per qualunque bene che tu possa in te scorgere, perché il tutto ti viene da Dio ed a lui ne darai l’onore e la gloria.» (Epist. IV, 257)

«Imparate da me che sono mite e umile di cuore»ultima modifica: 2013-09-18T09:40:00+00:00da padreframarco
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